La resa senza condizioni dell'Europa: Trump comanda, Bruxelles firma
Obbedienza cieca e assoluta verso lo Zio Sam
L'umiliazione perfetta
Anche questa volta Trump ha vinto. Il tanto vituperato, impresentabile, antipatico, rozzo, inadeguato, il "buffone" – e mi fermo qui per non scendere nel volgare – ha stracciato per l'ennesima volta un'Europa ridotta al ruolo di cagnolino ammaestrato, tenuto al guinzaglio. Tutti i suoi detrattori, dai giornaloni europei ai leader della Commissione e ai politici dell’Unione, hanno perso. Quei leader che tanto hanno abbaiato fino al giorno prima, ora sono muti e obbedienti allo zio Sam, segno di un totale appiattimento politico e morale.
È sotto gli occhi di tutti — di quelli che vogliono davvero vedere — che il tanto deriso, rozzo, sgradito, incapace ha piegato l’Europa sul piano commerciale e strategico. E chi ancora continua con la stucchevole cantilena del “Trump è bla bla bla” o sostiene che questo sia un buon accordo per l’Europa, o non ha capito nulla, oppure è in malafede. Punto
Una fine miserabile per un continente che un tempo dettava civiltà e oggi è ridotto a mero servo esecutivo degli Stati Uniti.
🎯 Premessa strategica: Israele, Trump e il dominio USA
Quando si critica Trump — a torto o a ragione — per il suo sostegno a Israele, alla massa sfugge sempre qualcosa di fondamentale. È vero, e mi dispiace dirlo, ma la massa è culturalmente inadeguata, smemorata, facilmente manipolabile. Molti non ricordano — o non hanno mai saputo — che Israele è a tutti gli effetti una creatura strategica degli Stati Uniti, nata alla fine della Seconda guerra mondiale e da sempre sostenuta da Washington per motivi evidenti. Il più importante? Essere l’interfaccia americana nel Medio Oriente, una zona instabile dove gli USA possono esercitare potere militare, pressione diplomatica e controllo economico.
C’è di più: Israele rappresenta per Washington una base avanzata permanente, una piattaforma tecnologica-militare che garantisce agli Stati Uniti un punto d’appoggio sicuro tra Europa, Africa e Asia centrale. Un vantaggio logistico e strategico che nessun altro alleato può offrire.
Questo è il vero motivo per cui nessun presidente americano – democratico o repubblicano – ha mai seriamente messo in discussione il sostegno a Tel Aviv. Trump ha solo tolto il velo dell’ipocrisia e lo ha detto chiaramente, a modo suo: Israele è un’estensione degli interessi americani. Punto.
💣 Il capolavoro di sudditanza
Ma veniamo ai dazi e al capolavoro di sudditanza di questa miserabile classe dirigente europea, guidata da una presidente granitica e senza scrupoli, totalmente asservita al volere dello Zio Sam… e, diciamolo chiaramente, forse anche ad altri interessi che nessuno osa nominare.
📉 L'accordo disastroso, punto per punto
✅ Dazi al 15%: un colpo secco e mirato alle esportazioni europee, che perderanno competitività e quota di mercato negli Stati Uniti. Questo significa meno ordini per le imprese, tagli alla produzione, posti di lavoro a rischio e una perdita diretta per l’economia reale del vecchio continente. Una misura punitiva spacciata per compromesso, che piega l'Europa a condizioni da vassallo.
✅ Impegno ad acquistare fino a 750 miliardi di dollari di gas liquefatto USA: altro che indipendenza energetica. Dopo aver rinunciato al gas russo (più economico e già disponibile via pipeline), l’Europa si lega mani e piedi al GNL americano, più caro, più inquinante, soggetto a speculazioni di mercato e logisticamente più instabile. Una fonte energetica importata via nave, a costi superiori e in dollari, che aggrava il disavanzo commerciale e la subordinazione strutturale dell’UE.
✅ Impegno a investire fino a 600 miliardi negli USA: si parla di una pressione politica e commerciale, non di un obbligo formale, a destinare una quota enorme di capitali pubblici e privati verso progetti americani. Un suicidio economico in piena regola, travestito da accordo win-win.
✅ Pressione ad acquistare armamenti USA: l'ennesima conferma che la "difesa comune europea" è una favola. Gli Stati europei vengono spinti ad aumentare la spesa militare, privilegiando forniture statunitensi. Un’altra voce di spesa che arricchisce l’industria americana e svuota i bilanci europei.
✅ Dazi su acciaio e alluminio al 50%: penalizzano direttamente la manifattura europea. Automotive, edilizia e meccanica soffriranno ulteriori perdite. Gli interessi europei sacrificati, ancora una volta, per compiacere Washington.
✅ Dazi e in arrivo su semiconduttori e farmaceutica: Trump vuole abbassare i prezzi dei farmaci negli USA. Le case farmaceutiche riverseranno le perdite sul mercato europeo. Risultato? Farmaci più cari per i cittadini europei e ulteriore pressione sulla sanità pubblica.
✅ Abbandono della Global Minimum Tax: un favore alle big tech americane e ai paradisi fiscali. Contraddizione pura rispetto alla retorica sulla “giustizia fiscale”.
🛢️ L’ipocrisia energetica
Ma il punto più ipocrita è proprio l’indipendenza energetica: da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, l’Europa ha fatto 18 pacchetti di sanzioni alla Russia che hanno danneggiato sé stessa più di chiunque altro. Niente più gas russo a buon prezzo. Ora compra GNL americano a costi esorbitanti. Una barzelletta costosa, tossica e senza futuro.
🪓 Il verdetto finale
La verità è semplice e sotto gli occhi di chi vuole vedere: l’Europa si avvia a grandi passi verso la sua definitiva trasformazione in colonia. E chi sostiene il contrario abbia almeno l’onestà di portare argomentazioni solide e fatti concreti, non i soliti slogan vuoti, riciclati e stucchevoli.
Due ipotesi restano sul tavolo:
o la politica europea è guidata da incompetenti pericolosi;
oppure sono perfettamente d’accordo nel trasformare l’Europa in una colonia americana.
☑️ Oggi come non mai possiamo affermare che questo disastro economico lo pagheremo noi cittadini, attraverso le tasse e un carovita sempre più insostenibile. La Von der Leyen ha scavalcato gli Stati UE (mai davvero sovrani) e ha deciso per tutti.
L’Europa somiglia sempre più a una creatura senza orgoglio e senza visione, che recita a memoria parole come “sovranità”, “autonomia strategica” e “difesa comune”... ma poi firma ogni accordo che le impongono.
Nel frattempo, chi ride sta a Washington, mentre a Bruxelles si piange in silenzio e nel resto d’Europa si fa finta di nulla. Ma guai a dirlo alla massa anestetizzata, che crede ancora che qualcuno stia difendendo i suoi interessi. Meglio lasciarla con la sua copertina di slogan rassicuranti, a credere nella “solidarietà europea” e nella “giustizia transatlantica”. Che continui pure a dormire serena… finché, molto presto, non le arriverà il conto salato e indigesto, già in viaggio.
✍️ Italiano alle Canarie




